
Flamenco Chiavi in Mano podcast
#160- L'Opera Flamenca - Flamenco Chiavi in Mano Podcast
Ecco il testo sintetizzato e pulito (privato dei timestamp, delle ripetizioni e degli errori di trascrizione automatica), mantenendo esattamente le tue parole e il tuo stile , formattato per rientrare nei 4400 caratteri di Spreaker: Ti do il benvenuto a Flamenco Chiavi in Mano. Oggi parliamo dell'Ópera Flamenca. Nello scorso episodio abbiamo parlato dei cafés cantantes e di come hanno trasformato il flamenco in una professione. Facciamo un salto in avanti di qualche decennio e troviamo un flamenco nel quale il mercato e le esigenze di vendita diventano il motore principale. La situazione comincia intorno agli anni '20 del '900, un periodo che gli storici chiamano Ópera Flamenca. Il nome stesso non ha a che fare con l'opera lirica: era una strategia fiscale, perché gli spettacoli classificati come "opera" pagavano meno tasse di quelli classificati come "varietà". Intorno a questa convenienza economica si costruisce un intero modello di spettacolo nei grandi teatri e persino nelle plazas de toros. Il promotore Vedrines dal 1924 costruì spettacoli su scala nazionale con i più importanti artisti dell'epoca, come Angelillo, La Niña de los Peines e Ramón Montoya. In quest'epoca alcune figure hanno raggiunto una popolarità assurda, primo fra tutti Pepe Marchena (El Niño de Marchena). Un cantaor meraviglioso, un animale da palcoscenico e un influencer dell'epoca: portò all'estremo uno stile morbido, espressivo, sussurrato e ornamentato. Creava uno stile e una scuola, vestiva in modo stravagante ed era in grado di conquistare platee mondiali. L'Ópera Flamenca venne esportata in America, Marchena lanciò giovani promesse, fece cinema e una quantità brutale di incisioni. Un'altra figura straimportante è Manuel Vallejo, considerato dai flamenchisti tecnicamente più completo. Nel 1926 fu insignito della llave d'oro del cante. Antonio Chacón disse a Vallejo: "Ti ho dato questo premio perché lo meriti, ma la vieja guadagnerà più di te" (la vieja era il soprannome affettuoso di Pepe Marchena, tra i cantaores più pagati della storia). Tra i grandi protagonisti dell'epoca ricordiamo Angelillo, Pepe Marchena, Manuel Vallejo, Juanito Valderrama, Pepe Pinto, José Cepero, Manolo Caracol, La Niña de los Peines. Nel baile Carmen Amaya e Vicente Escudero, oltre ad Antonio, Rosario e Mariemma (che portò la danza spagnola nel conservatorio ordinandola in quattro categorie: folklore, scuola bolera, danza stilizzata e flamenco). Alla chitarra le star erano Ramón Montoya, Niño Ricardo e Sabicas. Perfino Carlos Gardel in Spagna fece amicizia con Marchena, creando un ponte di influenza reciproca tra tango e flamenco. Pepe Marchena salì sul palcoscenico in smoking: uno scandalo per il costume, ma la dimostrazione di aver fatto soldi. Con l'Ópera Flamenca il repertorio cambia: dominano i cantes de ida y vuelta e la copla o il fandango. Stili più profondi come la Seguiriya, il Martinete o la Soleá non erano vendibili in queste situazioni. La musica divenne barocca e la zambra veniva suonata dall'orchestra. Il pubblico si adatta a un'offerta che dà gratificazione immediata, come un fandango de Huelva. Nel 1922 ci fu anche il Concorso del Cante Jondo di Granada organizzato da García Lorca e Manuel de Falla per recuperare il cante primitivo. Ma il fatto stesso che fosse organizzato da intellettuali dimostra che anche chi voleva "salvare" il flamenco aveva una visione non neutrale. L'Ópera Flamenca ha fatto una cosa strapreziosa: ha aiutato l'espansione del flamenco all'estero, trasformandolo in un'industria internazionale. Rappresenta il trionfo del flamenco come forma d'arte da palcoscenico, ma anche la distanza percorsa dal patio di Triana o dalla comunità gitana. Non è né una vittoria né una sconfitta, ma una porta aperta in cui entrano un'orchestra, un manager, uno smoking e migliaia di spettatori. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze del mondo arabo dal 1985 e dal 1990 insegno baile flamenco a Milano. Il "bigino" del flamenco non mi interessa: quello che ti racconto in questi podcast serve sempre per far funzionare il cervello e ragionare su cosa è successo e perché.





