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Baku, dove la Via della Seta incontrava la Pax mongolica
di Jeffrey D. SachsDa Baku, capitale dell’Azerbaigian, Jeffrey Sachs racconta l’ascesa dell’Impero mongolo, la sua straordinaria espansione attraverso l’Eurasia e la nascita della Pax mongolica, l’epoca in cui le Vie della Seta divennero una rete sempre più fitta di commerci, viaggi e scambi. Un sistema che mise in contatto mondi lontanissimi, favorendo la circolazione di uomini, merci, idee, conoscenze scientifiche e tecnologie. Lasciando un’impronta profonda nella storia globale..Quarta puntata del corso La Via della Seta raccontata da Jeffrey Sachs .IN BREVEApogeo territoriale Fondato nel 1206, il dominio mongolo raggiunse 24 milioni di chilometri quadrati, diventando il più vasto impero terrestre contiguo.Relazioni transcontinentali Sotto Kublai Khan e la dinastia Yuan si stabilizzò una complessa rete commerciale e diplomatica, frequentata anche da mercanti veneziani come la famiglia Polo.Scambi e infrastrutture La Pax mongolica garantì viaggi sicuri e comunicazioni rapide tramite le stazioni postali. E diffuse nel mondo le innovazioni cinesi come la polvere da sparo.Morte nera Precipitazioni favorevoli alimentarono l’iniziale espansione equestre. A metà del Trecento, la rapida diffusione della peste accelerò la frammentazione dell’Impero mongolo.Ben ritrovati nel nostro viaggio. Alle mie spalle potete vedere uno dei simboli di questa città, un sito UNESCO: la Torre della vergine. Mi trovo nella città vecchia di Baku, in Azerbaigian, un sito antichissimo dalla storia straordinaria, che nel corso dei secoli ha fatto parte di moltissimi imperi ed è stato teatro di una storia culturale, religiosa, scientifica e militare estremamente ricca. Sono davvero felice di trovarmi qui insieme a voi (…).Baku si trova nella parte orientale dell’Azerbaigian, su una penisola che si protende nel Mar Caspio. In questo momento mi trovo a pochi metri dal Caspio, che in realtà, dal punto di vista geografico, è un lago.È un mare interno, alimentato tra l’altro dal Volga. È il lago più grande del mondo e contiene una quota straordinariamente elevata dell’acqua complessivamente presente nei laghi del pianeta: qualcosa, se ricordo bene, nell’ordine di un terzo o addirittura del 40% di tutta l’acqua contenuta nei laghi del mondo.Il Mar Caspio è circondato da cinque Paesi: Iran, Russia, Turkmenistan, Azerbaigian e Kazakistan. Da qui attraverseremo il Caspio per raggiungere il Kazakistan, sull’altra sponda, e continuare il nostro viaggio.Ma oggi abbiamo la fortuna di trovarci a Baku. Come dicevo, si tratta di una città antichissima. La Torre della vergine, alle mie spalle, risale nella sua forma attuale probabilmente al XII secolo, ma si ritiene che le sue fondamenta possano essere molto più antiche, forse addirittura di un migliaio di anni. L’Azerbaigian è noto come la «Terra del fuoco», ed è una definizione molto interessante e oggi ancora estremamente pertinente.L’espressione «Terra del fuoco» deriva dal fatto che questa regione è ricchissima di idrocarburi: petrolio e gas naturale possono fuoriuscire spontaneamente dal terreno e, in passato, queste esalazioni potevano alimentare fiamme che ardevano ininterrottamente. È proprio per questo motivo che la penisola di Absheron, sulla quale sorge Baku, divenne uno dei centri di una delle religioni più antiche e influenti del mondo: lo Zoroastrismo, le cui origini risalgono a migliaia di anni fa.Lo ricordo perché, probabilmente, prima ancora della Torre della vergine sorgevano qui dei templi del fuoco, nei quali le fuoriuscite naturali di gas alimentavano fiamme perpetue, un elemento centrale nei rituali dello Zoroastrismo.Lo Zoroastrismo è una religione straordinariamente affascinante, che sopravvive ancora oggi, anche se conta un numero relativamente ridotto di seguaci nel mondo. Gli zoroastriani credono che il mondo sia teatro di una lotta tra il bene e il male e che spetti a ciascun individuo scegliere il bene e raggiungere la salvezza proprio attraverso questa scelta (…).Possiamo vedere come l’idea del libero arbitrio, della lotta tra bene e male, tra virtù e vizio, tra ciò che è giusto e ciò che è peccato, sia poi diventata centrale nel pensiero del Giudaismo e successivamente del Cristianesimo. È quindi probabile che l’influenza storica dello Zoroastrismo sulla nostra storia sia stata davvero enorme.Ma oggi voglio concentrarmi su un periodo successivo della storia di Baku, che sarà il tema centrale della nostra visita: Baku come parte dell’Impero mongolo (…). Fu un impero che merita i superlativi sotto praticamente ogni punto di vista e che contribuì a plasmare profondamente la storia mondiale. Baku fece parte dell’Impero mongolo, ed è quindi un luogo particolarmente adatto da cui cominciare a riflettere sulla storia dei Mongoli.Per cominciare, l’Impero mongolo, nel XIII secolo e fino alla metà del XIV, divenne il più grande impero terrestre contiguo della storia mondiale. E questo è il primo dei superlativi che possiamo attribuirgli: fu il più vasto impero di conquiste territorialmente continue mai esistito nella storia.Al suo apogeo, tra la metà del XIII e la metà del XIV secolo, l’Impero mongolo raggiunse una superficie di circa 24 milioni di chilometri quadrati. È una dimensione assolutamente impressionante, se ci pensiamo. Gli Stati Uniti di oggi hanno una superficie di circa 9 milioni di chilometri quadrati; la Cina moderna, grosso modo, altrettanto; mentre l’Unione europea a 27 occupa circa 4 milioni di chilometri quadrati.In altre parole, all’interno dell’Impero mongolo del XIII e XIV secolo avreste potuto mettere insieme Stati Uniti, Cina e l’intera Unione europea. Era un territorio immenso. Ed è davvero una storia straordinaria quella di un impero capace di raggiungere dimensioni simili e che, al suo apice, governava forse 100 milioni di sudditi, equivalenti a circa il 25-30% dell’intera popolazione mondiale.Come fu possibile? La storia è straordinaria, ma voglio cominciare dalla geografia. Partendo anche da qui, dall’Azerbaigian, e proseguendo verso Est attraverso l’Anatolia, il Caucaso settentrionale e poi ancora più a Est — in realtà dalle pianure dell’Ungheria fino all’Oceano Pacifico — si estende una grande fascia di territorio arido chiamata steppa.La steppa è una regione nella quale le precipitazioni sono relativamente scarse, grosso modo tra 150 e 500 millimetri l’anno: non molte, ma sufficienti a far crescere l’erba. Si tratta inoltre di un territorio in gran parte pianeggiante e sostanzialmente continuo, che permette di spostarsi da Ovest a Est per qualcosa come 8 mila chilometri di praterie relativamente piatte.E chi ama le praterie più di ogni altra cosa? Naturalmente, i cavalli. Questa fu una delle grandi regioni dei cavalli selvatici nel mondo antico (…). All’interno di questa regione si svilupparono società fondate sul cavallo: popolazioni la cui vita ruotava sostanzialmente intorno all’equitazione. Erano in larga parte società nomadi, che vivevano in tende o abitazioni mobili, non comunità sedentarie stabilite permanentemente in un unico luogo.In genere non praticavano principalmente l’agricoltura. Erano pastori, che allevavano cavalli, pecore e capre e si spostavano da una zona all’altra con il trascorrere delle stagioni, seguendo la crescita delle praterie determinata dalle piogge stagionali.La regione delle steppe è dunque un territorio vastissimo, ricco di cavalli ma caratterizzato da una popolazione relativamente scarsa, nel quale nel corso dei millenni si svilupparono numerose e importantissime civiltà basate sull’utilizzo del cavallo praticamente per ogni cosa: trasporto, comunicazioni, allevamento e, naturalmente, guerra.Fu all’interno di queste civiltà equestri che il cavallo, dopo essere stato addomesticato, venne trasformato nell’equivalente del carro armato della guerra antica: la cavalleria. Parliamo di sviluppi avvenuti già nel primo e nel secondo millennio avanti Cristo, quindi migliaia di anni fa. Gli arcieri a cavallo, in particolare, garantivano una capacità militare assolutamente formidabile.È proprio all’interno di questo mondo di società pastorali della steppa che nacquero e si svilupparono i Mongoli, il cui centro si trovava nel territorio dell’attuale Mongolia. Diverse famiglie, tribù e gruppi linguistici che parlavano lingue mongoliche vivevano in questa vastissima regione della steppa.Dopo un lungo periodo di guerre tra i diversi clan e le numerose piccole entità politiche mongole, nel 1206 esse vennero infine riunite sotto un unico sovrano. Il suo nome era Temüjin. Noi lo conosciamo come Gengis Khan, o, in una traslitterazione più vicina alla pronuncia mongola, Chinggis Khan.Chinggis Khan divenne il grande sovrano, il Grande Khan dei Mongoli, che riuscì a unificare queste popolazioni. Fu uno dei più grandi conquistatori della storia: forse uno dei più temibili e certamente uno dei più vittoriosi che l’umanità abbia mai conosciuto.I guerrieri mongoli furono organizzati da Chinggis Khan in unità rigorosamente strutturate, dotate di straordinarie capacità militari di ogni genere, finendo per creare quell’impero che sarebbe arrivato a coprire circa 24 milioni di chilometri quadrati.Chinggis Khan condusse numerose campagne estremamente brutali. Le popolazioni conquistate potevano essere massacrate, anche come forma di guerra psicologica: il messaggio rivolto alle altre città e agli altri popoli era, in sostanza, «fareste meglio ad arrendervi, altrimenti farete la stessa fine».Sotto Chinggis Khan, che visse fino al 1227 e governò quindi per poco più di 20 anni dopo l’unificazione dei Mongoli, l’Impero mongolo esplose letteralmente nelle sue dimensioni e cominciò a conquistare un’enorme parte dell’Eurasia.Chinggis Khan ebbe quattro figli. Alla sua morte, il suo terzo figlio, Ögedei, divenne il nuovo Gran Khan. Fu eletto dai gruppi dirigenti mongoli come successore di Chinggis Khan Voci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea Pincin Krisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano. Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta Burba Codice ISSN: 3035-2797






