Episode #17
The Boys of Dungeon Lane, di Paul McCartney (secondo Mattia Lucchini)
Sei anni. È questo il tempo che ci separa dall’ultimo lavoro in studio di Paul McCartney. Un silenzio discografico parso un’eternità, ma che si è rivelato tutt’altro che vuoto. In questo lungo intermezzo, Macca si è vestito da curatore e archivista del suo stesso mito. La pubblicazione dell’imponente opera letteraria di due volumi organizzati in ordine alfabetico a commento di ogni suo brano The Lyrics (2021), le mostre fotografiche che hanno svelato al mondo i suoi scatti inediti dei primi anni ‘60 pubblicati e commentati poi nel volume 1964. Eyes of The Storm (2023), il recupero dell’inedito progetto dal vivo del 1974 One Hand Clapping (2024), la più recente autobiografia Wings. The Story of a Band on The Run (2025), accompagnata dal documentario Man on the Run (2025) e da varie raccolte. Nei progetti degli ultimi sei anni, così come anche nel costante impegno nel guidare le ultime uscite archivistiche dei Beatles come l’ultimo volume del progetto Anthology (2025) lo sguardo di quest’ultimo periodo è stato costantemente rivolto allo specchietto retrovisore. The Boys of Dungeon Lane, uscito lo scorso 29 maggio e prodotto dallo stesso McCartney con Andrew Watt, non è solo un nuovo capitolo discografico; è la naturale prosecuzione di questo percorso di introspezione. Se finora aveva riordinato gli scatti, i nastri e i documenti, oggi Paul decide di riordinare i ricordi, raccontando in musica quella vita "prima dei Beatles" che raramente avevamo sentito narrare con tale lucidità. UN ALBUM DI SCORCI E RACCONTI - Il disco si configura come un mosaico di memorie. Non ci troviamo di fronte a un’autobiografia cronologica, ma a una raccolta di istantanee: la vita a Liverpool prima della fama, le atmosfere di quartiere, la guerra, l’innocenza di sogni che ancora non portavano il peso della celebrità mondiale. È un McCartney che scava nella propria quotidianità adolescenziale, offrendoci scorci di un mondo che oggi appare quasi mitologico partendo proprio da Dungeon Lane, strada nella zona di Speke a Liverpool, teatro dei primi atti della sua vita. La pubblicazione dell’album è stata preceduta dai singoli The Days We Left Behind e Home To Us primo duetto dai tempi dei Beatles con Ringo Starr (se non si vogliono contare le varie collaborazioni nel corso degli anni come Beautiful Night di Paul o Walk With You di Ringo), chiare dichiarazioni del racconto che Macca ha tessuto tra le tracce. UN SUONO ATTRAVERSO I DECENNI - Se i singoli svolgono il ruolo di manifesto narrativo, è compito del brano di apertura As You Lie There dichiarare fin da subito quali saranno le sonorità dell’album: una chitarra e un basso che sembrano usciti da una traccia dimenticata dei Beatles lasciano in poco tempo spazio alle atmosfere elettroniche di New (2013), una delle ultime fasi della sua carriera. Dal punto di vista della produzione, infatti, The Boys of Dungeon Lane è un esercizio di stile che abbraccia l’intera carriera del baronetto. McCartney non cerca un suono nuovo a tutti i costi come in Egypt Station (2018), ma preferisce giocare con la tavolozza delle sonorità che hanno caratterizzato le varie fasi della sua carriera: la melodia pop e il basso dei Beatles, il pop-rock anni Settanta degli Wings, fino ad arrivare ai suoi lavori più recenti dove unisce il suono più violento del già citato New , all’intimità di alcuni passaggi di McCartney III (2020). All’ascolto nella sua costruzione consequenziale il disco scorre nei suoi 47 minuti anche se ad un ascolto in riproduzione casuale questa comunione tra synth e clavicembali può sembrare straniante. Il viaggio è ben costruito tra luoghi, amicizia e amori, non c’è nostalgia, solo racconti di scorci di un tempo lontano. La parte più amara è quella finale con Salesman Saint e Momma Gets By, due quadri romanzati, due coppie di genitori durante il periodo della guerra dipinti con gli occhi di un figlio: nel primo brano i suo genitori che nonostante le difficoltà riescono ad “andare avanti” anche grazie all’amore e alla musica, nel secondo invece, ultimo dell’album, una coppia agli antipodi inventata (con probabile ispirazione non dichiarata dalla situazione di un suo vecchio amico) persa in una relazione tossica. IN CONCLUSIONE - Con The Boys of Dungeon Lane Paul McCartney non cerca di scalare le classifiche, ma di chiudere un cerchio. Dopo aver passato gli ultimi anni a catalogare il passato attraverso libri e foto, con questo disco ha deciso di espandere il racconto anche a tutto ciò che non è stato documentato dalla fama. Per chi è cresciuto con la sua musica, l’ascolto è un viaggio confortevole, un ritorno a casa. Per chi invece si avvicina a McCartney oggi, l’album può inizialmente apparire un poco ostico: nessuna traccia di stadi, ma strade, case e ragazzi di una lontana Dungeon Lane. Un ritorno di classe, coerente con il percorso intrapreso, che conferma come, a distanza di decenni, Paul abbia ancora molto da raccontare e lo sappia sempre fare con stupore ed eleganza. VOCE DI Antonino Jonathan Luzzi