
Episode #40
Se dopo la dieta torni come prima, hai già perso ⚠️
Quando una persona inizia una dieta, normalmente pensa che l’obiettivo sia perdere peso. È comprensibile: c’è un numero sulla bilancia che vogliamo vedere scendere, ci sono centimetri da perdere e magari un peso che cerchiamo di raggiungere da anni. Ma nel mio modo di lavorare quello è soltanto il primo pezzo del percorso, perché perdere peso senza cambiare ciò che ci ha portato ad accumularlo rischia semplicemente di prepararci alla prossima dieta.Per questo c’è una frase che ripeto spesso ai miei pazienti: questa deve essere la tua ultima dieta. Non significa che dopo potrai tornare a mangiare esattamente come prima e dimenticarti completamente dell’alimentazione. Significa arrivare al punto in cui non avrai più bisogno di alternare continuamente periodi di dieta a periodi in cui recuperi il peso perso, perché nel frattempo sarà cambiato il tuo modo di vivere l’alimentazione. Ed è proprio di questo che voglio parlarti in questo episodio di Vivere in Chetogenica: di come cerco di portare progressivamente i miei pazienti dal “fare una dieta” alla costruzione di un vero stile di vita.Spesso parto proprio dalla dieta chetogenica, che può rappresentare una sorta di reset. Naturalmente serve per lavorare sul peso, ma allo stesso tempo può diventare l’occasione per iniziare a modificare quelle abitudini che negli anni hanno contribuito a creare il problema. Se sono arrivato ad avere 20, 30 o 40 chili di sovrappeso, infatti, difficilmente potrò pensare di perdere quei chili e poi tornare esattamente ai comportamenti precedenti aspettandomi un risultato diverso.Il punto è che le vecchie abitudini non possono essere semplicemente cancellate. Dire “da domani non lo faccio più” può funzionare per qualche giorno, ma richiede una quantità enorme di forza di volontà. Quello che cerchiamo di fare è diverso: sostituire progressivamente determinati comportamenti con altri e ripeterli abbastanza a lungo perché inizino a diventare sempre più naturali. La dieta, quindi, diventa anche il periodo nel quale iniziamo concretamente a costruire quello che dovrà rimanere dopo. Testo incollatoMa c’è un altro aspetto importante del mio approccio: non guardare soltanto il peso. Quando incontro una persona cerco di capire tutta la situazione di partenza, perché posso avere davanti qualcuno che è semplicemente in sovrappeso oppure una persona che, insieme al peso, presenta altre problematiche, assume farmaci, dorme male, soffre di reflusso, ha problemi intestinali, mal di testa frequenti o semplicemente vive da tempo con poca energia e una sensazione generale di malessere.Durante il percorso, quindi, non mi interessa soltanto vedere cosa succede sulla bilancia. Voglio capire anche cosa succede a tutto il resto. Magari il peso quella settimana è sceso poco, ma il reflusso che avevi continuamente è migliorato. Oppure dormi meglio, hai più energia durante la giornata, il tuo intestino funziona meglio o alcuni fastidi che ormai attribuivi semplicemente all’età sono diminuiti. Sono miglioramenti che rischiamo di ignorare quando concentriamo tutta la nostra attenzione su un unico numero, mentre in realtà possono diventare una parte fondamentale della motivazione necessaria per continuare il percorso. Questo diventa particolarmente importante perché un dimagrimento significativo richiede tempo. Se dobbiamo perdere parecchi chili, probabilmente avremo davanti mesi di lavoro e inevitabilmente ci saranno settimane nelle quali il peso scenderà molto e altre nelle quali succederà poco o nulla. Se l’unica cosa che ci interessa è la bilancia, basta uno stallo per iniziare a pensare che quello che stiamo facendo non funzioni. Se invece abbiamo imparato a osservare anche come stiamo, quanta energia abbiamo e quanto sono cambiate determinate problematiche quotidiane, abbiamo una fotografia molto più completa del percorso.Naturalmente anche sentirsi bene non è sufficiente per dire che tutto stia andando nella direzione corretta. Per questo considero importante anche il monitoraggio attraverso gli esami del sangue. Quando modifichiamo in maniera importante l’alimentazione dobbiamo controllare nel tempo anche quei parametri che possono darci informazioni prima ancora che un eventuale problema diventi percepibile.Poi c’è tutto il lavoro sulle difficoltà quotidiane, ed è uno dei motivi per cui con i miei pazienti utilizzo il follow-up. Settimanalmente cerchiamo di capire cosa ha funzionato e cosa invece ha creato difficoltà, perché non abbiamo tutti gli stessi problemi. Per qualcuno può essere complicato organizzare i pasti, per qualcun altro il vero ostacolo sono le occasioni sociali e per altri ancora possono essere gli attacchi di fame legati allo stress, alle emozioni o a determinate situazioni familiari e lavorative.È proprio lavorando su questi punti che possiamo evitare di limitarci a perdere peso senza aver risolto ciò che ci aveva portato ad accumularlo. Se la fame nervosa è stata per anni uno dei motivi per cui mangiavo più del necessario, non posso pensare che basti consegnarmi un foglio con scritto cosa mangiare. Prima o poi dovrò imparare a gestire anche quella situazione, altrimenti resterà lì ad aspettarmi quando la dieta sarà terminata.Tutto questo serve a creare progressivamente un passaggio: all’inizio sto facendo una dieta e devo prestare molta attenzione a ciò che faccio; con il tempo, invece, alcuni di quei comportamenti iniziano a diventare normali e l’alimentazione comincia a trasformarsi in uno stile di vita. Ed è questo che rende possibile non soltanto raggiungere un risultato, ma soprattutto conservarlo.Il mio obiettivo, infatti, non è vedere un paziente arrivare al peso minimo e salutarlo pensando che inevitabilmente recupererà due o tre chili. Quando qualcuno mi dice “perdiamone qualcuno in più perché tanto dopo qualcosa riprenderò”, non è quella la logica che voglio utilizzare. Voglio che il peso, una volta terminato il dimagrimento, possa stabilizzarsi all’interno di un normale margine di mantenimento.Perché alla fine il risultato che cerco non è semplicemente poterti dire che hai perso un certo numero di chili. Voglio che, a distanza di mesi, tu possa guardarti indietro e renderti conto che non sei tornato al punto di partenza, che alcune delle vecchie abitudini non fanno più parte della tua quotidianità e che il benessere, l’energia e la vitalità che hai ritrovato durante il percorso sono ancora lì. È questo che intendo quando parlo di ultima dieta: la dieta prima o poi termina, ma quello che abbiamo imparato durante il percorso deve essere abbastanza solido da rimanere anche dopo.Buon ascolto.

